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DIABETE INSIPIDO

DIABETE INSIPIDO

Autore: Dott. Andrioli Massimiliano

Il diabete insipido è quella condizione clinica che si caratterizza per la presenza di poliuria ovvero l’emissione di elevate quantità di urine, a bassa osmolalità, alla quale l’organismo risponde aumentando la sensazione della sete e quindi l’introito di liquidi (polidipsia).
Esistono due forme di diabete insipido.
Il diabete insipido centrale, è causato dal deficit dell’ormone che regola l’escrezione di acqua libera dai reni (ormone antidiureticoADHvasospressina).
Il diabete insipido nefrogenico, invece, è causato dalla refrattarietà renale all’azione di tale ormone.
Va ricordato, tuttavia, che un quadro simile di polidipsia e poliuria si riscontra anche in alcuni disturbi di tipo psichico noti come polidipsie psicogene (potomania).

DIABETE INSIPIDO CENTRALE
Si distinguono forme idiopatiche e forme acquisite.
Le forme idiopatiche sono dovute alla scarsità di neuroni che producono ormone antidiuretico e si possono manifestare in forma familiare (solitamente sin dall’infanzia) o in forma sporadica (in età post-infantile). La forma più frequente è causata dalla mutazione del gene neurofisina 2.
Le forme acquisite, invece, sono spesso secondarie a traumi o ad interventi chirurgici interessanti la regione ipotalamo-ipofisaria; il diabete insipido può, spesso, essere transitorio ma, in alcuni casi, può divenire permanente se viene distrutto più dell’80% delle fibre nervose producenti ormone antidiuretico.

DIABETE INSIPIDO NEFROGENICO
E’ causato dalla resistenza del tubulo renale all’azione dell’ormone antidiuretico.
Anche in questo caso si distinguono una forma congenita ed una acquisita.
La forma congenita è causata da mutazioni del gene codificante per il recettore V2 o per l’acquaporina 2; la forma acquisita, invece, è spesso conseguenza di malattie renali croniche, del deficit cronico di potassio, di ipercalcemia o dell’uso di farmaci quali il carbonato di litio, la demeclociclina, la colchicina ed il metossifluorano.

CLINICA
Il quadro clinico è tipico e caratteristico.
E’ sempre presente polidipsia (si arriva ad introdurre fino a 10-15 litri di liquidi al giorno) e poliuria ipo-osmolare (si arriva ad urinare più di 10 litri al giorno).
Questo quadro può essere presente sin dalla prima infanzia o comparire in qualunque età a seconda che si tratti di una forma congenita od acquisita.

DIAGNOSI
La diagnosi si basa sulla clinica e su valutazioni ormonali basali e dinamiche.
Innanzitutto deve essere presente una reale poliuria associata a polidipsia.
Nel diabete insipido l’osmolalità urinaria è sempre inferiore a quella plasmatica.
Il riscontro di una bassa densità urinaria (< 1012) aiuta a differenziare il diabete insipido dal diabete mellito.
Lievemente più indaginoso è distiungure il diabete insipido dalla potomania; nonostante alcune valutazioni basali siano d’aiuto nel distinguere le due patologie, infatti, spesso si deve ricorrere ad alcune prove dinamiche come il test dell’assetamento.
Tale prova consiste nella deprivazione idrica per 8 ore, durante la quale, il paziente affetto da una polidipsia psicogena (potomania) comincierà a concentrare le urine, mentre il paziente affetto da diabete insipido continuerà ad avere un alto flusso urinario ed una bassa osmolalità urinaria.
La distinzione fra il diabete insipido centrale ed il diabete insipido nefrogenico, invece, viene effettuata mediante la prova con desmopressina (DDAVP) . L’iniezione di tale sostanza provoca entro 60 minuti una riduzione del flusso urinario (con aumento dell’osmolalità urinaria) mentre non provoca alcun modifica nel diabete insipido nefrogenico.
Un’anamnesi accurata su eventuali precedenti familiari, interventi chirurgici, traumi cranici o sull’uso di farmaci può aiutare a individuare la causa del diabete insipido. In alcuni casi, infine, la risonanza magnetica può mostrare l’assenza del segnale iperintenso caratteristico della neuroipofisi.

TERAPIA
Qualunque sia il tipo di diabete insipido e qualunque sia la terapia seguita, al paziente deve sempre essere garantito il libero accesso all’acqua.
Nel diabete insipido centrale la terapia prevede l’uso della desmopressina (DDAVP), un analogo sintetico dell’ormone antidiuretico, somministrato per via nasale (5-20 µg ovvero 1-4 spruzzi) ogni 12 ore o per via orale (0,1-0,2 mg 1-3 volte al giorno). I diuretici tiazidici possono trovare indicazione nei casi di deficit parziale di ormone antidiuretico.
Nel caso di diabete insipido nefrogenico, invece, è essenziale la cura della patologia renale sottostante o la sospensione dei farmaci nefrotossici. Nei pazienti con resistenza parziale all’ADH può essere utile l’uso di desmopressina ad alte dosi (40 µg ogni 4 ore per via nasale). In alcuni casi può essere utile impiegare i diuretici tiazidici (in quanto riducono il filtrato glomerulare) o gli inibitori della sintesi delle prostaglandine (naproxene, fenilbutazone).

Dott. Massimiliano Andrioli
Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio

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Bibliografia
1)Majzoub JA, Srivatsa A. Diabetes insipidus: clinical and basic aspects. Pediatr Endocrinol Rev. 2006 Dec;4 Suppl 1:60-5.
2)Laczi F. Diabetes insipidus: etiology, diagnosis, and therapy. Orv Hetil. 2002 Nov 17;143(46):2579-85.
3)Oliver RE, Jamison RL. Diabetes insipidus: a physiologic approach to diagnosis. Postgrad Med. 1980 Dec;68(6):120-31.