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TUMORE OVARICO

TUMORE OVARICO

Autore: Dott.ssa Parente Paola

La classificazione dei tumori dell’ovaio (o gonade femminile) si basa sulla sede ovarica dalla quale si sviluppano i tumori stessi. Si distinguono dunque:
1- Tumori dell’epitelio germinale (o epitelio di superficie o celomatico). Questi tumori si generano dall’epitelio che ricopre esternamente l’ovaio. Costituiscono la maggior parte dei tumori ovarici.
2- Tumori a cellule germinali, che derivano dalla cellula germinale che si trova all’interno dell’ovaio. In condizioni normali, la cellula germinale darà origine all’ovocita, ma per modificazioni genetiche e/o sotto stimoli di diversa natura, la cellula germinale può differenziarsi in senso tumorale. Questi tumori costituiscono circa il 20% di tutte le neoplasie e sono più frequenti nelle bambine e nelle giovani donne.
3- Tumori stromali dei cordoni sessuali: derivano da cellule specializzate dell’ovaio, o cellule stromali, che hanno funzione di sostegno delle cellule germinali e attività endocrina (producono cioè ormoni). Non tutti i tumori derivati da queste cellule producono però ormoni.
L’ovaio inoltre può essere sede di metastasi di tumori originati in altri organi.

EZIOLOGIA
1-    Fattori genetici: nel 5-13% dei casi è stata riconosciuta una predisposizione genetica. In particolare, se in famiglia un soggetto è stato colpito da tumore ovarico, il rischio per una consanguinea di svilupparlo aumenta di circa 3.6 volte il rischio normale. I geni le cui mutazioni predispongono al carcinoma ovarico sono: BRCA 1 (90% dei casi) e BRCA 2 (10% dei casi). Nelle famiglie che esprimono mutazioni di questi geni vi è il rischio del 50% di sviluppare un cancro dell’ovaio entro i 70 anni; nella popolazione generale (nei soggetti che non hanno mutazione dei geni) tale rischio è del 1.8%. Altri geni coinvolti sono la p53 (che è un oncosoppressore e quando è mutato non riesce più a controllare le cellule tumorali) e K-ras (che invece è un oncogene e quindi quando è attivato predispone allo sviluppo di tumori).
Esistono tre sindromi di carcinoma ovarico familiare:
- Breast and ovarian cancer syndrome
: tumore dell’ovaio associato con il tumore della mammella. I  soggetti con questa sindrome hanno rischio maggiore di sviluppare cancro della mammella e dell’ovaio rispetto alla popolazione generale. Questa sindrome costituisce il 65-75% dei casi di tumore ovarico ereditario;
- Hereditary non polyposis colorectal cancer syndrome
: tumore dell’ovaio associato a neoplasie colo-rettali ed endometriali. Questa sindrome costituisce il 10-15% dei casi di tumore ovarico ereditario ed è correlata a mutazioni dei geni MLH1 e MSH2;
- Site-specific ovarian cancer syndrome
, che costituisce il 10-15% dei casi di tumore ovarico ereditario.
2-    Parità: le donne che non hanno mai avuto una gravidanza sono a maggior rischio di tumore dell’ovaio e il numero di gravidanze è inversamente correlato al rischio di tumore. Il menarca precoce e la menopausa tardiva (che aumentano l’esposizione dell’ovaio agli ormoni) sono direttamente correlati a un rischio aumentato di tumore.
3-    Ormonoterapia: i farmaci che inducono l’ovulazione, usati nel trattamento della infertilità, possono aumentare il rischio di sviluppare un cancro dell’ovaio perché agiscono sulle cellule germinali per indurre l’ovulazione. I contraccettivi orali e le gravidanze multiple, che invece inibiscono l’ovulazione, diminuirebbero tale rischio.
4-    Dieta: una dieta particolarmente ricca di grassi saturi e alcool e povera di frutta e verdura sarebbe associata ad un aumentato rischio di sviluppare un tumore dell’ovaio.

TUMORI DELL’EPITELIO GERMINALE
I tumori dell’epitelio germinale sono suddivisi in tumori benigni, borderline e maligni e rappresentano rispettivamente il 60%, 5% e 35% delle neoplasie epiteliali dell’ovaio. I tumori borderline sono tumori che hanno caratteristiche intermedie tra i benigni e i maligni e hanno una prognosi migliore della controparte maligna.
Questi tumori si suddividono inoltre in sierosi, mucinosi, endometrioidi e forme rare (tumore a cellule chiare e tumore di Brenner).
Cistoadenoma sieroso
Questa neoplasia benigna comprende il 50% di tutti i tumori sierosi ed è quasi sempre  confinato ad un ovaio (monolaterale); è bilaterale (coinvolge le due ovaie) nel 20% dei casi. Se il tumore è cistico è definito, appunto, cistoadenoma; se vi è solo componente stromale è definito adenofibroma; se vi è componente stromale e ghiandolare si definisce cistoadenofibroma. Insorge in tutte le fasce di età, in particolare durante il periodo fertile ed è spesso asintomatico, si rivela infatti durante esami condotti per altre patologie. La prognosi è buona e la terapia è chirurgica.
Macroscopicamente il tumore è formato da una lesione ovale a superficie liscia e al taglio è uniloculata (solo una cisti) o multiloculata (più cisti). Istologicamente la neoplasia è formata da piccole papille che sono rivestite da epitelio monostratificato (singolo strato di cellule).
Tumore sieroso borderline (tumore sieroso a basso potenziale maligno)
Questa neoplasia comprende il 15% delle neoplasie sierose e generalmente è bilaterale e compare in età avanzata. La prognosi è buona, ma se sono presenti localizzazioni extraovariche (impianti extraovarici invasivi o localizzazioni di tumore nella cavità addominale), la prognosi è lievemente peggiore. Può essere asintomatico ma generalmente il tumore si avvolge sul suo asse determinando strozzamento e dolore pelvico. Il trattamento è deciso dall’oncologo sulla base dei diversi fattori legati alla paziente e al tumore. Macroscopicamente il tumore è una lesione tondo-ovalare a superficie esterna liscia e a contenuto solido con proiezioni papillari interne e formazioni di cisti. Istologicamente le papille sono rivestite da epitelio pluristratificato (strati multipli di cellule) che focalmente è atipico (diverso dalle cellule di origine). Possono essere presenti impianti peritoneali e linfonodali (l’impianto è diverso e meno aggressivo della metastasi).
Adenocarcinoma sieroso
Costituisce il 35% dei tumori sierosi. Insorge in donne con mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2, è un tumore maligno ed è bilaterale nel 60% dei casi. Si presenta in stadi avanzati, con metastasi al peritoneo, ai polmoni, al fegato e alla pleura; la sua incidenza aumenta con l’età. Si manifesta come massa addominale a rapida crescita che può causare disturbi gastrointestinali o urinari, con dolore addominale-pelvico e talora ascite (raccolta di liquido neoplastico nella cavità addominale che provoca gonfiore dell’addome). Macroscopicamente è una neoplasia a forma irregolare, a margini multilobati e con vegetazioni della superficie esterna. All’apertura della neoplasia sono presenti aree cistiche, solide, emorragiche e necrotiche. Istologicamente le papille sono rivestite da epitelio pluristratificato, tutte le cellule sono atipiche e vi è invasione vascolare (presenza di cellule tumorali all’interno dei vasi ematici e linfatici).
Tumore mucinoso benigno

Comprende l’80% di tutti i tumori mucinosi ed è una neoplasia benigna e nella maggior parte dei casi monolaterale. Insorge nell’età riproduttiva ed è spesso asintomatica. La terapia è chirurgica e la prognosi ottima. Macroscopicamente è una neoplasia ovalare, a superficie esterna liscia. Al taglio è uniloculata o multiloculata e il contenuto è simile a muco bianco. Può raggiungere anche i 30 cm di diametro maggiore. Istologicamente le cellule che delineano le cisti hanno epitelio monostratificato, producono muco, e possono somigliare alle cellule presenti nell’endocervice (tumore mucinoso di tipo endocervicale) o all’intestino (tumore mucinoso di tipo intestinale).
Tumore mucinoso borderline (tumore mucinoso a basso potenziale maligno)
Questi tumori comprendono il 15% di tutte le neoplasie mucinose, la maggior parte sono composti da epitelio simil-intestinale e generalmente sono monolaterali. Sono frequenti in Giappone e l’età più colpita è intorno ai 45 anni. Sono spesso asintomatici e si presentano con gonfiore e dolore addominale-pelvico. Macroscopicamente la neoplasia è ovalare, con superficie liscia, al taglio è multi cistica con aree solide e a contenuto mucinoso. Alcune neoplasie possono raggiungere i 30 cm di diametro maggiore. Istologicamente le cisti sono rivestite da epitelio monostratificato che produce muco e qualche cellula mostra atipie. I tumori mucinosi borderline composti da epitelio simil-endocervicale sono nel 40% bilaterali e sono associati all’endometriosi (50%).
Adenocarcinoma mucinoso
Rappresenta il 15% di tutti i tumori mucinosi dell’ovaio, l’età media di insorgenza è 45 anni. La maggior parte di queste neoplasie maligne è limitata all’ovaio al momento della diagnosi. Anche questi tumori sono asintomatici e si presentano con dolore e gonfiore addominale e disturbi gastrointestinali o urologici. Macroscopicamente la neoplasia è di forma ovalare a superficie esterna irregolare; al taglio sono presenti aree solide e cistiche frammiste ad aree di necrosi ed emorragiche, con presenza di materiale simile a muco bianco. Istologicamente il tumore è composto da cellule atipiche che producono muco. La prognosi e la terapia dipendono dallo stadio della malattia e dalle condizioni della paziente.
Tumori stromali con differenziazione endometrioide
Questi tumori, originanti sempre dall’epitelio di superficie dell’ovaio, hanno una doppia componente: una componente ghiandolare costituita da ghiandole molto simili a quelle che sono presenti nell’endometrio e una componente stromale (lo stroma è un tessuto di sostegno alla componente ghiandolare) anch’essa simile allo stroma dell’endometrio. A seconda della componente prevalente, avremo un tipo diverso di tumore; i tumori più frequenti sono però i carcinomi endometriodi (componente neoplastica prevalentemente ghiandolare) che sono associati, inoltre, nel 20% dei casi all’endometriosi.
La classificazione di questi tumori si può così riassumere:
-Tumori benigni
(cistoadenoma, adenofibroma e cistoadenofibroma, già descritti prima);
-Tumori borderline
(a basso potenziale maligno);
-Tumori maligni
(adenocarcinoma, carcinosarcoma, sarcoma stromale endometrioide).
Questi tumori sono monolaterali nel 70% dei casi, e quasi sempre si tratta di tumori benigni; sono bilaterali nel restante 30% dei casi, corrispondenti ai tumori borderline o maligni, che sono anche quelli a prognosi peggiore. Possono colpire le donne in qualsiasi età ma sono più frequenti nella sesta e nella settima decade di vita. Sono tumori asintomatici che si manifestano come massa addominale o pelvica e con sanguinamento vaginale.
Macroscopicamente i tumori benigni si presentano come neoplasie di forma ovale, con superficie esterna liscia e al taglio sono solidi e cistici. La controparte maligna è caratterizzata da una superficie esterna irregolare e dalla presenza di aree multiple di necrosi e di emorragia al taglio. Istologicamente, i tumori benigni sono costituiti da ghiandole endometriali commiste in varia percentuale a stroma; sono assenti atipie e necrosi. La controparte maligna è costituita da ghiandole di tipo endometriale atipiche (distorte) e da stroma densamente cellulato, con aree di necrosi ed emorragia.
Tumori stromali con componente a cellule chiare
Anche questi tumori sono classificati in benigni, borderline e maligni. La controparte maligna rappresenta, da sola, il 99% dei tumori stromali a cellule chiare e il 6% di tutte le neoplasie dell’epitelio di superficie ovarico. Tutte le età sono colpite e vi è una predominanza nelle nullipare (donne che non hanno mai avuto figli); il carcinoma a cellule chiare, in particolare, è associato nel 50% dei casi ad endometriosi e caratteristicamente causa una ipercalcemia paraneoplastica. Se diagnosticati ai primi stadi, i tumori stromali a cellule chiare benigni e borderline hanno una buona sopravvivenza; la controparte maligna ha una prognosi peggiore, a confronto di un uguale stadio della malattia, delle altre neoplasie dell’epitelio ovarico.
Macroscopicamente queste neoplasie hanno forma ovalare e superficie esterna liscia; al taglio sono generalmente uniloculate, con presenza di aree emorragiche e necrotiche nella controparte maligna. Istologicamente l’adenocarcinoma a cellule chiare è così chiamato proprio per l’aspetto chiaro delle cellule, che contengono glicogeno.
Tumore a cellule di Brenner

Questi tumori sono composti da epitelio di tipo transizionale (simile all’urotelio, epitelio che riveste internamente la vescica), e sono suddivisi anch’essi in:

  • Tumore benigno di Brenner (fibroma)
  • Tumore di Brenner borderline (a basso potenziale maligno)
  • Tumore maligno di Brenner
  • Carcinoma a cellule transizionali.

Questi tumori costituiscono il 2% di tutti i tumori dell’epitelio di superficie ovarico e sono generalmente monolaterali. I tumori benigni e borderline sono asintomatici e la diagnosi è spesso occasionale, emerge infatti durante indagini diagnostiche per altre patologie; la prognosi è eccellente. La controparte maligna, come abbiamo visto per la maggior parte dei tumori ovarici maligni, si manifesta come massa addominale e pelvica con sintomatologia correlata a disturbi di tipo gastrointestinale e urologico.
Macroscopicamente i tumori a cellule di Brenner si presentano come neoplasie con diametro maggiore di circa 20 cm. Le forme benigne e bordeline sono costituite da lesioni con superficie esterna liscia e al taglio sono generalmente uniloculate; le forme maligne hanno superficie esterna irregolare e al taglio sono presenti aree solide, necrotiche ed emorragiche. Istologicamente la neoplasia è composta da epitelio di tipo transizionale, simile, come precedentemente descritto, all’epitelio che riveste la mucosa della vescica (urotelio). Le forme benigne e borderline mostrano lievi e rare atipie delle cellule; le forme maligne sono caratterizzate da papille rivestite da epitelio atipico, con aree di necrosi ed emorragia. Vi possono essere inoltre aree composte da cellule che producono muco.

TUMORI A CELLULE GERMINALI DELL’OVAIO
Questi tumori derivano dalla cellula germinale che dà origine all’ovocita. La cellula germinale è totipotente, vuol dire che da essa si possono differenziare tutti i tessuti che compongono il corpo umano. Infatti dalla cellula germinale, dopo la fecondazione, si genera l’embrione e anche la placenta. Se il tumore ha le caratteristiche della cellula germinale che ancora non è stata fecondata, abbiamo il disgerminoma. Se il tumore ha le caratteristiche della cellula germinale fecondata che si differenzia in senso embrionale, abbiamo il carcinoma embrionale e i teratomi. Se il tumore ha le caratteristiche della cellula germinale fecondata che si differenzia in senso della placenta si ha il tumore del sacco vitellino (che si sviluppa dalle cellule che danno origine alle membrane o sacco vitellino) e il coriocarcinoma (che si sviluppa dalle cellule che danno origine al disco placentare). Ci sono infine tumori “misti”.
I tumori a cellule germinali costituiscono circa il 30% di tutti i tumori primitivi dell’ovaio.

Disgerminoma
Questo tumore è formato da cellule che somigliano alla cellula germinale e costituisce il 50% di tutti i tumori maligni germinali dell’ovaio. È più comune nella seconda e terza decade e, purtroppo, il 10-20% di questi tumori insorge durante la gravidanza. Clinicamente si manifesta con una massa addominale e/o pelvica a rapida crescita e con aumento dei livelli sierici di LDH (lattico deidrogenasi) e PLAP (fosfatasi alcalina placentare). La prognosi dipende dallo stadio della malattia.
Macroscopicamente il tumore è una massa solida che può raggiungere i 15 cm di diametro maggiore e ha margini lobulati; al taglio è di colore rosso-giallastro con calcificazioni. Nel 10-15% dei casi vi è coinvolgimento bilaterale delle ovaie. Istologicamente il tumore è formato da cellule grandi che si dispongono in nidi e cordoni; commiste vi sono cellule infiammatorie e calcificazioni. All’analisi citogenetica (analisi dei cromosomi) sono presenti anomalie del cromosoma 12.
Carcinoma embrionario
Questo è un tumore raro dell’ovaio e costituisce infatti il 3% dei tumori germinali dell’ovaio. Le cellule tumorali somigliano alla cellula uovo che è stata fecondata e dunque il tumore è composto da tessuti che somigliano all’embrione e da tessuti che somigliano al sacco vitellino e alla placenta. Insorge nelle giovani donne in età prepuberale e si presenta come una massa pelvica e/o addominale; la sintomatologia è legata alla produzione da parte delle cellule tumorali di un ormone, la β-hCG (gonadotropina corionica, ormone che viene prodotto in gravidanza dalla placenta) che causa pubertà precoce, alterazioni del ciclo mestruale e talora sintomatologia gravidica (nausea, vomito). La prognosi è legata allo stadio della malattia ma nel 50% dei casi alla diagnosi vi è localizzazione extraovarica (metastasi) del tumore. La terapia è chirurgica e chemioterapica. Macroscopicamente il tumore è una neoplasia solida monolaterale, con diametro maggiore in media di 15 cm, al taglio di colorito grigiastro con aree di necrosi ed emorragia. Istologicamente il tumore è composto da cellule di grandezza variabile che si dispongono a formare ghiandole o papille e che sono frammiste ad aree di necrosi. Possono essere presenti nidi di cellule che somigliano al sacco vitellino o al disco placentare.
Choriocarcinoma
Il choriocarcinoma è un tumore che si può sviluppare in assenza o in presenza di gravidanza. Il choriocarcinoma non gravidico (che si sviluppa in assenza di una gravidanza) è un tumore ad alto grado di malignità che rappresenta meno dell’1% di tutti i tumori a cellule germinali. Nella maggior parte dei casi si presenta come parte di un tumore misto (choriocarcinoma+altro tumore a cellule germinali). Il choriocarcinoma gestazionale (che insorge durante la gravidanza) insorge invece dalla placenta (che si trova nell’utero con il feto) e metastatizza all’ovaio. Il choriocarcinoma colpisce le donne giovani, al di sotto dei 20 anni e si presenta come una massa addominale e /o pelvica a rapida crescita che può provocare emoperitoneo e manifestazioni endocrine dovute alla produzione di β-hCG (vedi sopra). Spesso al momento della diagnosi sono presenti metastasi polmonari. La prognosi non è buona e comunque dipende dallo stadio della malattia. Macroscopicamente il tumore è una lesione del diametro di alcuni centimetri, emorragica al taglio. Istologicamente è formata da cellule sinciziali (cellule che si uniscono tra loro e che sono tipiche dei villi che compongono la placenta), commiste a vaste aree di necrosi e di emorragia.
Tumore del sacco vitellino

Il tumore del sacco vitellino è il secondo tumore a cellule germinali  maligno più frequente che insorge nelle bambine e nelle giovani donne e rappresenta circa il 20% di tutte le neoplasie a cellule germinali. Si presenta come un tumore a rapida crescita che determina dolore addominale; clinicamente vi è un aumento dell’ ALP (alfa feto proteina) e del CA-125. La prognosi è eccellente se il tumore viene diagnosticato agli stadi iniziali. Macroscopicamente il tumore è una lesione monolaterale, del diametro di alcuni centimetri di colorito grigiastro. Istologicamente il tumore è formato da cellule disposte in microcisti e piccole papille e che talora formano ghiandole che somigliano a quelle presenti nell’intestino o nell’endometrio e, caratteristici, sono i corpi di Schiller-Duval, formazioni simili ai glomeruli che si trovano nel rene. All’esame citogenetico sono presenti alterazioni del cromosoma 12.
Teratomi
I teratomi sono tumori composti da tessuti che somigliano a quelli di un piccolo feto e si suddividono in maturi, immaturi e “specializzati”.
Teratoma maturo
(o cisti dermoide dell’ovaio):  sono tumori benigni che si generano dalla fusione anomala di due cellule germinali (fenomeno conosciuto come partenogenesi) e costituiscono il 20-40% di tutti i tumori ovarici e più del 95% dei tumori a cellule germinali. Clinicamente sono tumori a lenta crescita, asintomatici e insorgono nelle donne di età compresa tra i 20 e i 40 anni. La prognosi è eccellente. Macroscopicamente sono lesioni monolaterali del diametro inferiore ai 10 cm a superficie polilobulata. Al taglio è presente materiale pilo-sebaceo (peli e sostanza simile al sebo) e sulla superficie interna sono presenti nidi solidi contenenti denti e osso. Istologicamente il tumore è composto da tutti i tessuti che compongono il corpo umano e quindi possiamo vedere, in varia percentuale, tessuto tiroideo, intestinale, polmonare, tessuto nervoso, epatico e altro.
Teratoma specializzato
: variante caratterizzata a livello istologico dalla presenza di un solo tessuto. Nella maggior parte dei casi il tessuto rappresentato è quello tiroideo e si parla infatti di “struma ovarii”. Altri teratomi specializzati sono i carcinoidi (che insorgono in età adulta e sono associati a produzione di ormoni e causano dunque sindromi endocrine) e i tumori neuro ectodermici (formati esclusivamente da tessuto nervoso).
Teratoma immaturo
: variante caratterizzata dalla presenza di tessuti che sono “immaturi”, cioè non ben sviluppati. Si presentano come masse addominali e clinicamente con elevati livelli sierici di AFP. La prognosi è eccellente nei primi stadi di malattia. Macroscopicamente sono tumori di alcuni centimetri a consistenza solida e al taglio si presentano cistici. Istologicamente, a seconda della “percentuale” di tessuto immaturo che viene identificato, i tumori si classificano in Grado 1 (poco tessuto immaturo), grado 2 (tessuto immaturo in quantità moderata) e grado 3 (tanto tessuto immaturo).

TUMORI STROMALI  DEI CORDONI SESSUALI
Questi tumori derivano dalle cellule stromali che circondano come gusci di cipolla un nucleo centrale che corrisponde all’ovocita. Il complesso cellule stromali-ovocita si chiama follicolo e ha vari stadi maturativi, a seconda dell’età della donna, della fase del ciclo e a seconda dell’avvenuta (o meno) fecondazione. Ci sono poi altre cellule stromali poco sviluppate nelle donne, le cellule di Sertoli-Leydig, che sono predominanti invece nella gonade maschile, il testicolo, e che hanno anche attività endocrina.
A seconda della cellula stromale dalla quale derivano, i tumori si classificano dunque in: tumori a cellule della granulosa (che come un guscio circondano l’ovocita), tumori a cellule del Sertoli-Leydig, tumori a cellule steroidee.
Tumori a cellule della granulosa:

Fibroma
Il fibroma è una neoplasia benigna, tipicamente monolaterale, e costituisce meno del 10% delle neoplasie primitive dell’ovaio. Insorge dalla quarta decade di vita e può essere asintomatico e diagnosticato accidentalmente durante esami condotti per altre patologie, o manifestarsi con dolore addominale-pelvico, causato dalla torsione sul suo asse. Macroscopicamente è una lesione nodulare del diametro variabile da pochi millimetri a qualche centimetro, a margini netti e di consistenza solida. Al taglio è bianco ed omogeneo, talora con aree cistiche. Istologicamente è formato da cellule fusate (a forma di fuso), tutte uguali tra loro. La prognosi è eccellente e la chirurgia è risolutiva.
I fibromi ovarici possono insorgere nelle pazienti con sindrome di Gorlin (malattia genetica); in questo caso sono bilaterali e si manifestano prima dei 30 anni. Questa sindrome è caratterizzata da tumori della pelle, anomalie scheletriche e altri tumori che si manifestano con l’aumentare dell’età.
Tecoma
Il tecoma è composto da cellule ricche in lipidi (grassi) che somigliano alle cellule della teca (altro foglietto che riveste l’ovocita) e da altre cellule stromali. Insorge in post-menopausa e può essere associato a neoplasie dell’endometrio. Si presenta come massa addominale o viene diagnosticato dopo indagini per sanguinamento vaginale causato dal tumore dell’endometrio. Nel 10% dei casi alcune cellule del tumore producono ormoni di tipo maschile e dunque il tumore provoca una “sindrome virilizzante”, caratterizzata da aumento della peluria del corpo (irsutismo), amenorrea (interruzione del ciclo mestruale con mancate mestruazioni), abbassamento del timbro della voce. Questi tumori sono di per sé benigni e la chirurgia è risolutiva. Macroscopicamente il tecoma è una neoplasia tondeggiante di colorito giallo (per l’abbondante presenza di lipidi, che sono “grasso”) e al taglio è solido con focali aree di emorragia. Nelle donne giovani sono frequenti ed estese le aree calcifiche. Istologicamente il tumore è formato da cellule tonde (simili a quelle della teca) e da cellule fusate, in varia proporzione.
Una rara variante è il tecoma luteinizzato con peritonite sclerosante, che colpisce le donne nella terza e nella quarta decade di vita. La eziologia è ancora sconosciuta; in questa entità il tecoma si associa ad alterazioni del peritoneo (peritonite sclerosante). Il peritoneo “malato”, che circonda gli organi addominali (intestino in particolare) si ispessisce e determina alterazione della funzionalità dell’intestino, causando pseudo occlusioni e dolori addominali. A volte è colpita anche la pleura, che avvolge i polmoni e si genera versamento pleurico (formazione di liquido tra la cavità toracica e il polmone, che ostacola la respirazione). In questo caso, sono affette da tecoma entrambe le ovaie e la neoplasia può raggiungere anche i 30 cm di diametro maggiore.
Tumore stromale sclerosante
È una rara neoplasia benigna che costituisce circa il 2-6% di tutti i tumori stromali dell’ovaio, insorge in età giovanile e la prognosi è eccellente. Nella maggior parte dei casi è monolaterale. Macroscopicamente è una neoplasia a margini lobulati e a superficie esterna liscia, con diametro che può raggiungere anche i 20 cm. Al taglio il tumore è delimitato da tessuto ovarico residuo mentre la parte centrale può essere cistica. Tra la parte centrale cistica e la parte esterna costituita da ovaio residuo, vi è una parte solida di colorito giallastro che può contenere aree emorragiche. Istologicamente la neoplasia è formata da cellule che si dispongono a nidi e da vasi interposti.
Tumore a cellule della granulosa dell’adulto
Questo tumore può manifestarsi in ogni età, raggiunge il picco nelle donne in peri e post menopausa. Le cellule che lo compongono producono estrogeni e dunque causano una disfunzione endocrina, caratterizzata da menometrorraggia (perdite ematiche continue) e da lesioni endometriali, talora carcinoma dell’endometrio, perché gli estrogeni agiscono come fattore stimolante la crescita dell’endometrio. La sintomatologia è collegata alla massa addominale o pelvica o ad emoperitoneo (sangue nella cavità addominale) provocato da rottura della neoplasia. Nel 95% dei casi il tumore è monolaterale; la prognosi dipende dallo stadio al momento della diagnosi. Macroscopicamente il tumore si presenta come una lesione nodulare del diametro maggiore di circa 10 cm, ma che può raggiungere i 30 cm, con superficie irregolare e, al taglio, alternanza di aree cistiche e solide ed emorragiche. Istologicamente le cellule tumorali della granulosa (che sono piccole e scure) si dispongono in nidi, in cordoni o in piccole papille e possono essere commiste a cellule fusate. Talora le cellule possono mostrare atipie (diversità l’una dall’altra).
Tumore a cellule della granulosa giovanile
Questo tumore rappresenta il 10% dei tumori dell’ovaio insorti nelle donne di età inferiore ai 20 anni. La prognosi è legata allo stadio della malattia al momento della diagnosi. Questo tumore, come la controparte a insorgenza in età adulta, produce estrogeni e dunque si manifesta spesso con una pubertà precoce (sviluppo precoce dei caratteri sessuali). Altri sintomi sono masse addominali-pelviche, dolore addominale, emoperitoneo. L’aspetto macroscopico e istologico è sovrapponibile al tumore a cellule della granulosa dell’adulto.
Tumori a cellule di Sertoli-Leydig
Questi tumori sono formati dalle cellule del Sertoli-Leydig, che ricordiamo, sono cellule che si trovano in piccola quantità nell’ovaio normale e in grande quantità nel testicolo normale e che producono ormoni maschili. Questi tumori hanno il picco di incidenza intorno ai 25 anni; le forme meno differenziate e quindi più aggressive colpiscono un’età inferiore, le forme più differenziate e quindi meno aggressive colpiscono le donne più grandi. Pur derivando da cellule che secernono ormoni, non sempre questi tumori li producono in abbondanza e spesso i primi stadi della malattia sono asintomatici. Solo un terzo delle pazienti si presenta con sindromi virilizzanti.
Esistono 5 categorie istologiche (5 diversi tipi di tumore riconoscibili all’esame istologico) di tumori a cellule di Sertoli-Leydig:
-Tumore a cellule di Sertoli-Leydig ben differenziato
, che colpisce le giovani-adulte;
-Tumore a cellule di Sertoli-Leydig moderatamente differenziato
;
-Tumore a cellule di Sertoli-Leydig scarsamente differenziato
, che colpisce le bambine e le adolescenti;
-Variante retiforme
, caratterizzata da una crescita con aree cistiche alternate ad aree solide, che fanno somigliare il tumore alla rete testis del testicolo (struttura vascolare a forma di rete che apporta sangue al testicolo e che è localizzata proprio al di sopra di esso)
-Variante con elementi eterologhi
, caratterizzati dalla presenza di tessuti di altri organi (esempio, con componente di tipo gastro-intestinale).
Macroscopicamente il tumore appare come una neoplasia ovoidale con superficie irregolare, con diametro maggiore che può raggiungere i 15 cm. Al taglio vi è alternanza di aree solide e cistiche. Queste caratteristiche sono comuni a tutte le varianti istologiche. La prognosi del tumore è strettamente correlata allo stadio della malattia. Due ulteriori varianti sono:
-Tumore a cellule del Sertoli puro, composto cioè solo da cellule del Sertoli. Questo tumore, che ha una buona prognosi, insorge nelle donne in età riproduttiva e si può manifestare con sindromi virilizzanti. Può insorgere inoltre nell’ambito della sindrome di Peutz-Jeghers (pigmentazione delle mucose, polipi amartomatosi del tratto gastro-intestinale, rari carcinomi del tratto gastrointestinale e adenoma maligno della cervice uterina).
-Tumore a cellule del Leydig puro, composto cioè solo da cellule del Leydig. Anche questo tumore insorge nella età riproduttiva, ma più frequentemente si manifesta con sindrome virilizzante e ha prognosi buona.
Entrambe queste varianti macroscopicamente si presentano come neoplasia nodulare del diametro maggiore di alcuni centimetri, la superficie esterna è liscia e al taglio sono solide.

Tumori steroidei
Sono una categoria particolare di neoplasie, la cui diagnosi si fa per “esclusione”: clinicamente infatti si presentano con sindrome virilizzante, aumento sierico dei 17-chetosteroidi, del testosterone e dell’androstendione (ormoni maschili). Macroscopicamente la neoplasia è di forma ovalare, con diametro di alcuni centimetri e solida al taglio. Istologicamente questi tumori sono formati da cellule tutte uguali, diverse dalle cellule del Leydig (che danno lo stesso una sindrome virilizzante) e dalle cellule stromali (alle quali però somigliano molto, ma che si distinguono da esse per la produzione di alcune proteine rilevabili con indagini particolari condotte sul tessuto dagli anatomo-patologi). Questi tumori non hanno una buona prognosi, possono infatti dare metastasi e recidive a distanza di tempo.

Dott. ssa Paola Parente